Radiazioni nella vita quotidianaLa radioattività spiegata in modo semplice

Quanto è radioattivo il nostro cibo? Banane, funghi e il trucco del potassio

Pubblicato il 13 settembre 2026

Foto: Giorgio Trovato / Unsplash
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A rigore non esiste un alimento privo di radioattività. Le piante assorbono radionuclidi naturali dal terreno, gli animali mangiano le piante — e alla fine entrambi finiscono nel nostro piatto. In media ogni persona assume con l’alimentazione una dose efficace di circa 0,3 millisievert l’anno. È del tutto normale, ed è sempre stato così.

La banana come unità di misura

L’esempio più famoso è la banana: è ricca di potassio, e una piccola frazione fissa di tutto il potassio sulla Terra è il radioattivo potassio-40. Una banana corrisponde sulla carta a circa 0,1 microsievert — i fisici parlano scherzosamente di «dose equivalente a banana» per rendere tangibili quantità minuscole di radiazione.

Il punto interessante: il corpo mantiene costante il proprio bilancio di potassio. Chi ne assume di più, ne elimina di più. Le banane quindi non «irradiano» nessuno — mostrano solo quanto sia onnipresente la radioattività naturale. Alimenti ricchi di potassio come patate, noci o frutta secca contengono tutti potassio-40, e perfino il corpo umano emette qualche migliaio di becquerel.

Le eccezioni

Alcuni alimenti spiccano:

Il piatto a confronto

Fonte Dose annua (circa)
Alimentazione complessiva (media) 0,3 mSv
2 noci brasiliane al giorno +0,16 mSv
Pasto settimanale di funghi selvatici da zona contaminata fino a qualche decimo di mSv
Per confronto: radon in casa (media CH) oltre 3 mSv

Il messaggio è rassicurante: ciò che mangiamo ha un ruolo secondario nella nostra esposizione alle radiazioni. Chi vuole davvero abbassare la propria dose non parte dal cesto della frutta, ma dal radon in casa — o dal fumo, la sorgente di radiazioni sottovalutata.

Fonti

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