Quanto è radioattivo il nostro cibo? Banane, funghi e il trucco del potassio

A rigore non esiste un alimento privo di radioattività. Le piante assorbono radionuclidi naturali dal terreno, gli animali mangiano le piante — e alla fine entrambi finiscono nel nostro piatto. In media ogni persona assume con l’alimentazione una dose efficace di circa 0,3 millisievert l’anno. È del tutto normale, ed è sempre stato così.
La banana come unità di misura
L’esempio più famoso è la banana: è ricca di potassio, e una piccola frazione fissa di tutto il potassio sulla Terra è il radioattivo potassio-40. Una banana corrisponde sulla carta a circa 0,1 microsievert — i fisici parlano scherzosamente di «dose equivalente a banana» per rendere tangibili quantità minuscole di radiazione.
Il punto interessante: il corpo mantiene costante il proprio bilancio di potassio. Chi ne assume di più, ne elimina di più. Le banane quindi non «irradiano» nessuno — mostrano solo quanto sia onnipresente la radioattività naturale. Alimenti ricchi di potassio come patate, noci o frutta secca contengono tutti potassio-40, e perfino il corpo umano emette qualche migliaio di becquerel.
Le eccezioni
Alcuni alimenti spiccano:
- Le noci brasiliane accumulano radio attraverso le radici dell’albero — primato tra gli alimenti vegetali.
- Funghi selvatici e carne di cinghiale di certe zone contengono ancora oggi cesio-137 dell’incidente di Chernobyl del 1986. La merce in commercio è controllata; solo chi mangia molto spesso funghi raccolti in proprio o selvaggina di aree contaminate aumenta la propria dose in modo apprezzabile.
- L’acqua minerale può contenere più o meno radio e uranio a seconda della fonte — rilevante soprattutto per l’alimentazione dei neonati.
Il piatto a confronto
| Fonte | Dose annua (circa) |
|---|---|
| Alimentazione complessiva (media) | 0,3 mSv |
| 2 noci brasiliane al giorno | +0,16 mSv |
| Pasto settimanale di funghi selvatici da zona contaminata | fino a qualche decimo di mSv |
| Per confronto: radon in casa (media CH) | oltre 3 mSv |
Il messaggio è rassicurante: ciò che mangiamo ha un ruolo secondario nella nostra esposizione alle radiazioni. Chi vuole davvero abbassare la propria dose non parte dal cesto della frutta, ma dal radon in casa — o dal fumo, la sorgente di radiazioni sottovalutata.